giugno 23, 2017 at 3:30

Welfare, che fare?

Welfare, che fare?

Il 15 giugno nella sede del Corriere della Sera si è svolto il convegno WelFare che fare. È stata una bella occasione per sondare il terreno sullo stato del welfare in Italia al giorno d’oggi. La sala era gremita e oltre che manager appartenenti a varie aziende c’erano tante persone sinceramente interessate al mondo del welfare aziendale, venute per soddisfare la loro curiosità sul tema.

Il Prof. Luca Pesenti dell’Università Cattolica di Milano ha presentato la sua ricerca “Welfare Aziendale in Italia. Edizione 2017”, condotta in collaborazione con Welfare Company e AIDP. Durante il convegno sono intervenuti Tiziano Treu, attuale presidente del CNEL, e figure manageriali provenienti da Coca Cola, Fiat e Generali. È stato un momento di confronto e di scambio importante, una finestra sul mondo dei diversi modi di concepire l’impresa oggi.

C’è sempre più consapevolezza dell’importanza del welfare aziendale, come leva per migliorare il clima aziendale, abbattere il costo del lavoro e attrarre nuovi talenti. I giovani sono affascinati dalla prospettiva di lavorare in smart working e di vivere l’ufficio come uno spazio aperto alla condivisione, quindi le aziende devono restare al passo se vogliono accaparrarsi le menti più brillanti in circolazione.

Dalla ricerca è emerso un aspetto molto interessante, che merita una riflessione attenta. Le aziende che fanno più welfare sono quelle che innovano di più i processi organizzativi, che maggiormente investono in logistica, marketing e distribuzione e che più ambiscono ad accedere a nuovi mercati. Il welfare aziendale è dunque legato a doppio filo all’innovazione, motore di sviluppo di ogni impresa. La ricerca mostra anche che si fa più welfare dove il tasso di sindacalizzazione è più alto. È un dato positivo, perché quando il sindacato è coinvolto nella contrattazione dei servizi di welfare ci sono maggiori benefit per i dipendenti.

Sono convinto che il welfare aziendale sia vantaggioso non solo per le aziende, che risparmiano in tasse e contributi, e per i dipendenti, il cui potere d’acquisto aumenta, ma per tutta la società. Il welfare infatti è vantaggioso anche per i sindacati, perché vedono aumentare i benefici per i lavoratori; per lo stato, perché i servizi di welfare garantiscono la trasparenza e la tracciabilità; per gli erogatori di servizi, perché il welfare genera un indotto positivo su tutta la comunità. Le imprese devono creare valore per la comunità, altrimenti il senso del lavoro si perde e si rischia l’alienazione.  Le aziende devono aprirsi all’innovazione e contribuire all’avanzamento sociale. Solo così possono costruire solide fondamenta e allargare i propri orizzonti verso nuove avventure.

Gregorio Fogliani

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