marzo 19, 2018 at 9:52

Spreco alimentare: a che punto siamo?

Spreco alimentare: a che punto siamo?

Lo spreco alimentare vale 143 miliardi di euro l’anno. Cresce la sensibilità delle istituzioni europee e italiane su rifiuti ed economia circolare, ma molto resta ancora da fare. Il punto della situazione.

Lo spreco alimentare è inefficiente. Ogni anno, i paesi europei producono tra i 118 e i 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui oggi solo il 25% viene effettivamente riciclato in compost di alta qualità. È quanto emerge dai dati diffusi durante la quarta conferenza internazionale sui rifiuti urbani, promossa dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con Geofor Spa. I prodotti alimentari vengono persi e sprecati lungo tutta la filiera: nelle aziende agricole, nella lavorazione e produzione, nei negozi, nei ristoranti e soprattutto in casa. I settori che in media contribuiscono maggiormente allo spreco dei generi alimentari nell’UE, infatti, sono le famiglie (53%) e l’industria della trasformazione alimentare (19%). Lo spreco alimentare ha un costo ambientale, economico e sociale. La maggior parte dei rifiuti organici viene smaltito in discarica, generando l’emissione di gas a effetto serra che provocano danni irreparabili al nostro ecosistema. Lo spreco, inoltre, costituisce un’ingente perdita economica, che si aggira intorno ai 143 miliardi di euro l’anno, una cifra tanto più rilevante se confrontata con la crescente povertà alimentare, vero e proprio simbolo del paradosso dell’epoca attuale. Da una parte, un’offerta ingente di beni e prodotti che rimangono inutilizzati o sottoutilizzati; dall’altra, una domanda crescente degli stessi beni da parte di una popolazione che aumenta in modo costante. Le istituzioni europee hanno da poco raggiunto un accordo provvisorio su un pacchetto di norme su rifiuti ed economia circolare. Le misure proposte mirano a elevare l’obiettivo percentuale di riciclo dei rifiuti urbani dal 42% attuale al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Le norme, inoltre, puntano a ridurre del 50% gli sprechi alimentari entro il 2030. Anche l’Italia è diventata più sensibile sul tema dello spreco; sulla scia della legge Gadda, che prevede semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali a favore di chi dona cibo per fini di solidarietà, alcune amministrazioni comunali hanno deciso di ridurre la Tari agli esercizi commerciali più solidali. L’economia circolare, ad oggi, rappresenta la modalità più innovativa per contrastare lo spreco alimentare. È proprio partendo dalle teorie sull’economia circolare che ho voluto dare vita al progetto Pasto Buono, che dal 2008 a oggi è riuscito a donare oltre 1 milione di pasti, trasformando lo spreco alimentare in una preziosa risorsa per le persone in difficoltà. Negli ultimi anni abbiamo avviato progetti ambiziosi su tutto il territorio nazionale, da Napoli a Genova, Milano, Roma e in centri urbani più piccoli come Porto Torres. La strada da percorrere per combattere lo spreco, certo, è ancora lunga, ma ognuno di noi nel proprio piccolo può fare il suo per portare avanti una battaglia che, in fondo, è per il bene di tutti, cittadini, ambiente e generazioni future!

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